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Ance: Dl Semplificazioni positivo ma rischio concorrenza sulle gare

“E’ indubbio che il decreto” Semplificazioni “contenga molte misure puntuali positive che vanno nella giusta direzione, ma è altrettanto vero che alcune norme sui lavori pubblici rischiano di alterare per sempre la concorrenza e la trasparenza del mercato e che manca un vero piano di rigenerazione urbana”. Lo ha detto il presidente dell’Ance Gabriele Buia in audizione alle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato sul dl Semplificazioni.
“Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, invece di intervenire sulle procedure a monte della gara, dove, secondo le analisi Ance, si concentra il 70% delle cause di blocco delle opere, la scelta è stata quella di sacrificare la gara”, ha proseguito Buia, evidenziando criticità sia nel sottosoglia che nel soprasoglia: “Secondo le stime dell’Ance, l’importo delle opere che rischia di entrare nella deregolamentazione istituzionalizzata dal decreto-legge. in particolare per appalti sopra soglia europea, ammonta a circa 94 miliardi di euro, un importo colossale che corrisponde a 4 anni di investimenti in opere pubbliche”. “Tra i provvedimenti maggiormente positivi, oltre a una serie di misure puntuali e di dettaglio, c’è da segnalare in particolare la nuova disciplina del danno erariale o della volontà di rivedere i parametri dell’abuso d’ufficio, due temi prioritari, fortemente sollecitati dall’Ance perché hanno contribuito in modo determinante ad ingessare la pubblica amministrazione in questi anni, sui quali va dato atto al Governo di essere intervenuto con decisione”, ha detto Buia, esprimendo l’apprezzamento dell’associazione dei costruttori per la “decisione del Governo di porre il tema delle semplificazioni al centro dell’azione di rilancio”.
Sui lavori pubblici, però, “preoccupa, nel sottosoglia, l’assenza di pubblicità di tali procedure, che rende privo di significato il principio di rotazione degli invitati – solo enunciato e mai declinato – ed ‘annulla’ la possibilità, per le imprese, di presentare offerta in raggruppamento temporaneo, con grave nocumento per le chance di partecipazione delle micro, piccole e medie imprese”, ha proseguito Buia, evidenziando “criticità” anche nel soprasoglia, “dove l’assoluta assenza di pubblicità è ancora più grave, considerati gli importi”. Ad aggravare la situazione, secondo l’Ance, ci sono: il “numero minimo di invitati, che scende a 5 concorrenti; numero, questo, addirittura inferiore a quello previsto, per la fascia di appalti compresa tra 350 mila euro e la soglia comunitaria”; e il “superamento del concetto di ‘numero chiuso’ delle opere emergenziali e in deroga, stante l’eliminazione, dal provvedimento definitivo, del Dpcm che avrebbe dovuto delimitare le ‘opere di rilevanza nazionale'”. Inoltre “il potenziale impatto della deregolamentazione contenuta nel decreto, che potrebbe assumere dimensioni ancora più rilevanti nei prossimi mesi con la presentazione all’Europa del Piano di rilancio italiano da 209 miliardi di euro, è ben superiore a quello annunciato, limitato ad un anno”, avverte Buia, evidenziando anche come, “mentre scompaiono concorrenza e trasparenza, le nicchie di potere rimangono, anzi si rafforzano: cresce il mostro a più teste della governance degli investimenti pubblici”. Secondo l’Ance, infine, mancano misure per: “affermare a livello statale il principio che la rigenerazione urbana ha una finalità di tipo generale e di perseguimento di obiettivi di pubblica utilità”; “passare ad una logica dove la salvaguardia deve conciliarsi con i processi di innovamento tecnologico e rivitalizzazione di quelle parti ormai inadeguate”; “estendere alle convenzioni urbanistiche e ai relativi piani attuativi la proroga prevista per i titoli abilitativi edilizi”. “Infine, con riferimento alle semplificazioni procedimentali – ha concluso Buia – sarebbe necessario rendere più efficace la conferenza di servizi”.

 

 

 

 

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