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Al Tar il ricorso di “Senso Civico” per le regionali

Il Tar (Tribunale regionale amministrativo) di Bari ha rinviato al prossimo 3 marzo la discussione relativa ai ricorsi elettorali presentati da “Forza Italia” e “Puglia Domani” e da alcuni candidati non eletti del centrodestra e del centrosinistra, riguardanti l’attribuzione del premio di maggioranza (27 o 29 seggi alla coalizione di centrosinistra guidata da Michele Emiliano), mentre i ricorsi presentati da Senso Civico, Italia in Comune e da alcune associazioni a difesa della parità di genere, miranti a far decadere i rappresentati di talune forze del centrodestra che non avevano rispettato il rapporto minimo del 40 e 60% per la composizione della lista, sono stati discussi ieri (ndr – per chi legge venerdì) e l’esito è atteso nelle prossime ore. In particolare, le associazioni che hanno presentato ricorso contestano “l’ammissione delle liste che non hanno osservato l’obbligo di composizione nel rapporto di almeno del 60/40 tra i generi”, come previsto dalla legge elettorale regionale. La lista “Senso Civico”, invece, ha presentato ricorso subito dopo le elezioni dello scorso settembre contro il provvedimento della Corte di Appello di Bari che, pur avendo assegnato un ampio premio di maggioranza alla coalizione vincente, 29 seggi su 50 per l’appunto, ha tuttavia escluso dal riparto dei seggi detta lista, che – secondo i conteggi effettuati dal Ministero dell’Interno – avrebbe superato, con 4,16% dei voti validi, la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale pugliese che è del 4%, invece no, per i giudici della Commissione centrale elettorale presso la Corte d’Appello di Bari. Infatti, secondo i conteggi effettuati dalla Corte d’Appello barese la lista “Senso Civico” si sarebbe fermata al 3,96% dei voti, E, quindi, conseguentemente non è entrata nel riparto dei seggi spettanti alle liste della coalizione di maggioranza che hanno superato la soglia, che – secondo la Corte – sono solo tre: Pd, civica “Con” e “Popolari”. Il ricorso presentato da “Senso Civico” – come ha spiegato Alfonso Pisicchio, responsabile di tale movimento politico – intende dimostrare ai giudici baresi di piazza Massari “la contraddizione esistente nel responso della Corte d’Appello”. Infatti, ha chiarito lo stesso Pisicchio, il calcolo effettuato dalla Corte d’Appello di Bari, che è quella che ha proceduto alla proclamazione degli eletti, nell’attribuzione dei 29 seggi alla maggioranza si è basata sul rapporto tra la somma dei voti di tutte le liste della coalizione e la somma di quelli di tutte le liste presenti nella competizione elettorale, mentre per il calcolo effettuato ai fini di attribuire le percentuali spettanti a ogni singola lista la stessa Corte ha proceduto “in modo anomalo, prendendo in considerazione il rapporto tra le singole liste e la sommatoria dei voti raccolti da tutti i candidati presidenti” – ha sottolineato Pisicchio. Quindi, l’esponente di “Senso Civico” è convinto che “nell’attribuzione del premio di maggioranza si sono, correttamente, rapportate le mele con le mele, ma quando si è trattato di calcolare le percentuali raccolte dalle liste si sono mischiate, insensatamente, le mele con altro tipo di frutta”. Un eventuale errore che, qualora fosse accertato dai giudici del Tar-Puglia, rimetterebbe in discussione il riparto dei seggi di maggioranza in Consiglio regionale a favore della lista di “Senso Civico” esclusa. In tal caso, infatti, a detta lista spetterebbero tre seggi, tra i quali sarebbe compreso uno nella Circoscrizione elettorale della provincia di Bari che andrebbe proprio allo stesso Pisicchio. In tal caso, a farne le spese sarebbero le tre liste della coalizione di Emiliano che hanno ottenuto seggi in Consiglio. In particolare, il Pd che scenderebbe da 15 a 14 seggi, la lista civica dei “Popolari per Emiliano”, capitanata dall’ex senatore forzista barese Massimo Cassano, che scenderebbe da 7 a 6 consiglieri, e la lista civica “Con” che avrebbe anch’essa 6 seggi e non più 7, come è attualmente. Ma queste, al momento sono solo ipotesi, poiché per la certezza bisognerà attendere l’esito del ricorso al Tar-Puglia e forse non solo quello. Infatti, come è facilmente prevedibile, sia in caso di accoglimento che di rigetto, la vicenda giudiziaria successivamente al verdetto barese potrebbe avere verosimilmente anche un seguito romano a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. In un caso e nell’altro, comunque, non si escludono sorprese. Sia per i ricorrenti che per i resistenti. Quindi, per alcuni degli eletti in Consiglio alle ultime regionali pugliesi e per alcuni dei primi dei non eletti, o esclusi (come nel caso di “Senso Civico”) la “partita” del seggio assembleare potrebbe essere ancora aperta. Infatti, – come è noto – in politica la “speranza” è sempre ultima a morire e la “delusione” a volte arriva anche quando non la si aspetta. Insomma, in Puglia per il voto delle ultime regionali, dopo gli elettori, spetterà ai giudici mettere effettivamente la parola “fine” alla composizione dell’Aula consigliare barese di via Gentile.

 

Giuseppe Palella

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