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Al Nord si produce più pomodoro del Sud, confermato il trend degli ultimi anni

Un tempo, la Capitanata era la terra dell’oro rosso: negli anni Ottanta, dalla vendita del pomodoro, i produttori ricavavano l’equivalente di 9 centesimi al chilo. Oggi, non è più così: il prezzo è rimasto invariato, ma tutti i costi sono sensibilmente aumentati. Per questo motivo, soprattutto al Sud si registra una costante diminuzione di questa coltura, simbolo del made in Italy.Da una decina d’anni, il distretto del Nord, concentrato nell’area emiliana, ha raggiunto e, ormai, superato il Mezzogiorno per i quantitativi.L’Italia è leader mondiale nella produzione del pomodoro, con più di 5 milioni di tonnellate, con 2 milioni e 850 mila quintali prodotti al nord e poco più di 2 milioni e 350 mila quintali al Sud.In provincia di Foggia – terra tradizionalmente legata al pomodoro – sono stati raccolti 14 milioni di quintali; la tendenza, in Capitanata, è alla diminuzione delle superfici coltivate: sono state le stesse associazioni di categoria a consigliare di ridurre i trapianti, non essendo i prezzi più remunerativi.Nel Foggiano, inoltre, si coltiva soprattutto il pomodoro lungo, che sta registrando cali considerevoli nei consumi: il pelato, infatti, è sempre meno impiegato in cucina, sostituito con passate e concentrati, ottenuti dal tondo, unica varietà coltivata al Nord. I dati delle industrie sono emblematici: il conservificio della Princes di Foggia, il più grande in Europa, ha registrato, lo scorso anno, una perdita di fatturato di 8 milioni, a causa del drastico calo delle vendite sui mercati internazionali.

 


Pubblicato il 3 Novembre 2016

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