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Ad una svolta la battaglia contro la Xylella dell’ulivo

Potrebbe essere ad una svolta la battaglia contro la Xylella fastidiosa dell’ulivo, ossia alla batteriosi che in quasi un decennio è stata responsabile del disseccamento rapido di oltre 21 milioni di piante di ulivo in Puglia. Infatti, a risolvere il problema potrebbe essere una cimice chiamata Zelus, che sarebbe utile a debellare l’insetto che veicola il batterio killer degli ulivi pugliesi, la cosiddetta sputacchina, e che – secondo degli studi ancora in corso di perfezionamento – potrebbe essere immessa direttamente in campo con effetti non nocivi per l’ambiente. Lo studio di Francesco Porcelli, entomologo e docente del dipartimento di Scienze del suolo dell’Università di Bari, pubblicato sulla rivista Insects. “Contro la sputacchina arriva Zelus, la cimice assassina – si legge in una nota – che frequenta le piante infestate anche se imbrattate dall’appiccicosa melata perché sa che lì si nascondono le sue prede e aspetta l’arrivo della sputacchina”. Inoltre, con prove in laboratorio, è stato messo anche in evidenza come la cimice Zelus non ami predare l’ape mellifera e non sia “un fitofago parassita delle piante”, e dunque l’ecosistema non subirebbe alcuna importante variazione dalla sua introduzione. Guardando più nei dettagli l’attività scientifica del prof. Porcelli, si rileva che lo studio per la lotta alla Xylella con la cimice Zelus si divide in due parti. Nella prima si compie una analisi dei metadati in una raccolta della bibliografia degli ultimi 165 anni, mentre nella seconda ci sono le prove di predazioni eseguite per comprendere le possibilità della cimice in campo. Per cui dalla prima parte si evince che la cimice assassina o Zelus renardii (Hemiptera: Reduviidae) è entrata spontaneamente in Europa nel 2012 o prima e si è acclimatata. Invece, dalla seconda parte emerge dalle ricerche che è comune trovare la cimice Zelus durante la predazione in diversi agroecosistemi, aree urbane e periurbane e che essa è innocua per l’uomo e gli insetti utili. La novità dimostrata dalle prove in laboratorio, hanno poi scritto gli autori dello studio, è che “Zelus predilige certe prede piuttosto che predare qualsiasi insetto. Sceglie le sue prede in base ai loro habitat, che includono le piante ospiti delle prede, l’abbondanza, le dimensioni e la mobilità delle prede che incontra”. Quindi, secondo il prof. Porcelli, “ora bisogna verificare la possibilità di allevare Zelus in grandi quantità, per usarlo come un insetticida vivente sostenibile, resiliente, rispettoso dell’ambiente e che possa agire nei campi coltivati anche partendo da aree marginali o protette”. Insomma, l’epidemia fitosanitaria che nell’ultimo decennio, partendo dal basso Salento, è giunta alle porte della provincia di Bari, devastando il patrimonio ed il panorama ulivicolo della Puglia meridionale, potrebbe ben presto volgere al termine, se i risultati degli studi di ricerca sulla cimice Zelus dovessero essere confermati anche su larga scala, come da laboratorio. I dati di ricerca finora raccolti lasciano già ben sperare in tal senso. E la Xylella fastidiosa potrebbe così diventare solo un triste e brutto ricordo per l’olivicoltura pugliese.

Giuseppe Palella

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1 Comment

  1. leonardocodirenzi ha detto:

    finalmente si compiono passi avanti per combatterla definitivamente quel flagello e salvare i nosti ulivi

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