L’affondo del noto teologo don Nicola Bux: “Il Vangelo? Non è rivoluzionario”
4 Gennaio 2019
Lucullo e Trimalcione, non cuochi ma ghiottoni
5 Gennaio 2019

A Santa Maria di Pulsano odore di santità

Tra i più suggestivi scorci di Puglia si pone il complesso di eremi che avvolgono l’Abbazia di S. Maria di Pulsano nel territorio di Monte Sant’Angelo. Si tratta di un complesso di spelonche per lo più aperte nei fianchi di scoscesi e asperrimi valloni. Ne sono stati censiti 24, metà dei quali non sono accessibili al comune visitatore. A negarlo è la natura del luogo, salvo essere cultori  del free climbing. La differenza fra cavità naturali raggiungibili attraverso sia pur vertiginosi incamminamenti ed antri dove invece gli anacoreti potevano rifugiarsi solo facendosi calare per mezzo di funi o scendendo lungo scale a corda suggerisce appassionanti riflessioni sul livello di difficoltà della vita eremitica. Se in alcune grotte, come quella dedicata al culto di San Gregorio, era possibile accendere il fuoco e sfruttare l’acqua che canaletti scavati nella roccia convogliavano in cisterne e terrazzamenti, sì che i monaci potevano persino dedicarsi allo studio e alla pittura (splendidi gli affreschi della grotta di San Nicola), nelle cavità più selvagge di un vello di pecora, una bisaccia con una forma di pane e un piccolo otre erano le uniche cose che accompagnavano il religioso. Sacrificato dentro fessure che non consentivano neanche di stare in piedi, accucciato come un animale, il monaco viveva in preghiera e contemplazione. Un esercizio di volontà riservato solo alle fibre e alle anime più salde. Una sfida, insomma, equiparabile solo al sacrificio di quegli anacoreti, gli stiliti, che si ritiravano in preghiera su una piattaforma posta in cima a una colonna. Morì qualche religioso negli anfratti di S. Maria di Pulsano? Più d’uno, suggerisce il buon senso. In questo caso che avrebbe fatto il religioso che periodicamente riforniva il confratello di acqua e pane? Non più che comporre la salma, celebrare uno scarno ufficio funebre e andare via. Da quel momento un qualche segno sul ciglio del dirupo veniva posto a indicare che laggiù riposavano i resti di un fratello morto in odore di santità. Segni poi cancellati dal tempo insieme alla memoria orale. Se è così, qualche fessura nella roccia conserva ancora resti mortali. Il censimento del sito di S. Maria di Pulsano forse non ha preso in considerazione anfratti oggi ‘invisibili’ perché occultati da cespugli cresciuti successivamente al periodo di frequentazione monacale. E da quelle parti ne sono passati di sant’uomini. Nella spelonca di S. Michele Arcangelo, secondo gli scrittori Ughelli e Baronio avrebbero soggiornato prima S.Francesco d’Assisi, nel 1216 , poi, nel 1295, S. Celestino V, l’uomo che opponendo il ‘gran rifiuto’ non volle ascendere al soglio di Pietro. – Nell’immagine, ‘Tentazione di Sant’Antonio’, di Domenico Morelli, olio su tela (1878) ; collocazione: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma.

Italo Interesse

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *