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A rischio proroga le importazioni Ue senza dazio dell’olio d’oliva tunisino

L’importazione nei Paesi dell’Unione europea per solo due anni di ulteriori 35mila tonnellate l’anno di olio di oliva tunisino in esenzione da dazio, da sommare alle 57mila tonnellate annuali già autorizzate in esenzione da precedenti accordi della Ue con il Paese nord-africano, potrebbe slittare alla fine del 2019 con una proroga della Commissione europea, che di fatto allungherebbe così di altri due anni l’invasione del mercato comunitario, ma soprattutto italiano, con olio d’oliva proveniente da una nazione extra-europea, qual è per l’appunto la Tunisia, senza che su tale prodotto venga applicato alcuna imposta doganale. Decisione, questa, che se fosse adottata danneggerebbe ancora una volta l’Italia, in particolare la Puglia, che della Penisola è la regione dove il comparto olivicolo ed oliario è quello preponderante, sia a livello locale che nazionale. “Aumentare il contingente agevolato per l’olio importato dalla Tunisia potrebbe costituire, infatti, un potenziale rischio per i produttori europei ed in particolare per quelli italiani” – ha denunciato con una nota Confagricoltura, che inoltre – ha chiarito la stessa Organizzazione delle imprese agricole – subirebbero le influenze negative degli equilibri del mercato interno Ue e, conseguentemente, anche le quotazioni dell’olio d’oliva nazionale. Infatti, per tale ragione, nelle scorse settimane Confagricoltura ha anche scritto all’Alto rappresentante della Ue per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza, l’italiana Federica Mogherini, ai commissari europei al Commercio e all’Agricoltura, agli europarlamentari italiani e ai neo-presidenti di Camera e Senato, per chiedere una valutazione d’impatto preventiva adeguata degli effetti di un’eventuale rinnovo delle condizioni agevolate alla Tunisia  per l’esportazioni di olio d’oliva all’interno dell’Unione europea. Agevolazioni concesse – come si ricorderà – in via eccezionale per il 2016 e l’anno successivo, con la precisa condizione che tale contingente di olio, ossia 70mila tonnellate nel biennio, non si aggiungesse in via permanente a quello già previsto. Quindi, negli ultimi due anni sul mercato europeo sono giunti ben 92mila tonnellate di olio d’oliva, a dazio zero, di provenienza extracomunitaria dalla sola Tunisia. E gran parte di tale quantitativo è giunto in Italia. A dire “no” alla proroga dell’importazione a dazio zero dei quantitativi di olio tunisino eccedenti le 57mila tonnellate annue da parte della Ue ci sono anche i due eurodeputati italiani del gruppo dei Conservatori e Riformisti del Parlamento di Strasburgo Raffaele Fitto e Remo Sernagiotto, che sul caso hanno presentato un’apposita interrogazione, per conoscere espressamente “se un´eventuale proroga è tecnicamente possibile o  rappresenterebbe una violazione del principio di ‘eccezionalità’?”. Ma  “nel caso in cui vi sia l´ipotesi di una nuova decisione politica, autonoma e con diverse motivazioni rispetto alla precedente”, Fitto e Sernagiotto nell’interrogazione chiedono “se non sarebbe il caso di  procedere prima a una nuova e più approfondita valutazione di impatto che illustri gli effetti delle nuove possibili misure sul mercato interno e sulle quotazione dell´olio prodotto nei nostri Stati membri?” E,  di conseguenza, i due esponenti europarlamentari italiani hanno pure chiesto all’Organo di governo dell’Unione “se non sarebbe utile, prima dell´avvio di qualsiasi discussione, aprire un tavolo tecnico con le principali associazioni del settore?” Sull’argomento si regista anche una nota di protesta del consigliere regionale pugliese Domenico Damascelli di Forza Italia, che ha definito “inaccettabile” l’eventuale decisione della Ue di prorogare di altri due anni l’importazione dalla Tunisia di olio d’oliva a dazio zero, oltre la quota già fissata da tempo. Infatti, per il consigliere pugliese di Fi, “la prima regione olivicola
del Paese non può restare silente”. Quindi, per Damascelli, “la Giunta pugliese deve adoperarsi per evitare che un fiume di olio straniero si riversi sui nostri scaffali”, perché “ciò rappresenterebbe un danno ingentissimo sia per gli agricoltori pugliesi, sia per i consumatori che hanno il diritto di conoscere perfettamente e con la massima chiarezza la provenienza di quanto acquistano”. Pertanto, l’invito del consigliere dell’opposizione forzista all’ assessore all’Agricoltura, Leo Di Gioia, che è anche coordinatore, in conferenza Stato-Regioni, degli assessori al ramo, é di “interloquire” con il neo-ministero alle Politiche agricole e forestali, il leghista Gian Marco Centinaio,  “per scongiurare questo colpo ingiusto al nostro comparto”. “Dobbiamo dire basta – ha rimarcato Damascelli – ad aperture continue all’estero, che nuocciono gravemente alle nostre aziende”, perché “non sappiamo nemmeno in Tunisia quali metodi e quali prodotti chimici vengano utilizzati”. Per cui, ha concluso il rappresentante forzista pugliese della commissione Agricoltura della Regione, “il Governo regionale intraprenda una battaglia seria su questo fronte, in difesa delle nostre eccellenze, dell’economia pugliese e di tutti i cittadini”, perché anche l’opposizione forzista la sosterrebbe. E questo anche se nelle ultime ore, stante alcune fonti di Confagricoltura, la Ue non sarebbe intenzionata ad estendere, almeno fino alla fine del 2018, nuove concessioni a dazio zero per l’olio tunisino. Se fosse vera, questa sarebbe sicuramente una “buona” notizia per i produttori olivicoli ed oleari pugliesi. Ma, come esperienze del passato insegnano, “mai dire mai” su tali questioni, anche se da qualche settima a rappresentare l’Italia nell’Ue c’è un Governo (ed in particolare un ministro di settore) che almeno a parole, e forse già con qualche fatto, non intende affatto – come suole dirsi –  “farsi passare più la mosca sotto il proprio naso”. O meglio, forse in modo più appropriato , “sotto il naso dei produttori olivicoli ed oleari italiani”.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 15 Giugno 2018

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