Quotidiano di Foggia

Tiati, il primo nucleo abitato dell’odierna San Paolo di Civitate

Il primo nucleo abitato dell’odierna San Paolo di Civitate fu Tiati, poi Teanum Apulum sotto Roma e infine Teano d’Apulia con i Bizantini, un importante insediamento dauno i cui resti si estendono sul pianoro collinare che sorge ad est dell’odierno ponte sul Fortore lungo il tratto stradale Serracapriola-San Paolo di Civitate (a proposito di tali vestigia, la più preziosa venne alla luce casualmente nel 1952 : mentre effettuava lavori agricoli, un trattore sprofondò bruscamente riportando alla luce una tomba a camera a pianta rettangolare di inestimabile valore e dalle dimensioni ragguardevoli : lunghezza m 4,902 ; larghezza m. 2,558 ; altezza massima m 2,996). Si vuole che a fare la fortuna di Tiati sia stato il vantaggio naturale di poter controllare, pur dall’alto di soli 180 metri, tutte le vie d’accesso al proprio territorio. In effetti questa ‘marginalità’ fece di Tiati sin dall’inizio una città di frontiera così ricca da poter battere moneta, una sorta di porta nord della Puglia, un importante snodo delle vie di transumanza e dei flussi commerciali con Osci, Etruschi, Sanniti e Romani. Ma tale marginalità non basta da sola a giustificare tanta opulenza. Qualcos’altro dovette contribuire. Assai più di oggi, in passato era la disponibilità d’acqua dolce (di fiumi o di lago) a fare la differenza nei centri abitati dell’entroterra. Tiati distava poco da un importante corso d’acqua, il Fortore. Certo, giudicato con gli occhi di oggi il Fortore può apparire poca cosa (attenzione però a non snobbarlo : d’inverno resta sempre capace di piene rovinose). La realizzazione della Diga di Occhito e dissennati lavori di scavo in prossimità dell’alveo hanno stravolto il corso del fiume, immiserendone la portata. Tuttavia ai tempi dei Dauni, tremila anni fa, il Fortore doveva offrire ben altro aspetto : un alveo non accidentato, privo di strozzature gratuite, regolare ed ampio anche là dove il percorso si presenta ancora tortuoso e sofferto. Chissà che non fosse navigabile. La vicinanza di Tiati alla foce del Fortore avrebbe allora consentito a piccole di imbarcazioni di raggiungere l’Adriatico ed estendere i commerci. In conclusione, forse l’intelligente sfruttamento di una risorsa (il fiume) fece da valore aggiunto alla fortuna di un felice profilo orografico. Il che spiega la sopravvivenza della successiva Teano Apulo fino alle soglie del medioevo  – Nell’immagine, un ben conservato esemplare di moneta teatina che riporta su una faccia il profilo di Minerva e sul rovescio la rappresentazione dell’animale più caro alla Dea : la civetta.

Italo Interesse

(08 Giu 2017) - Articolo letto 250 volte

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