Quotidiano di Foggia

Si è spento Gaetano Matrella, decano del giornalismo foggiano

La sua eredità: "Foggia può riscattarsi se ritrova l'orgoglio della propria identità"

Si è spento Gaetano Matrella, decano del giornalismo foggiano

Adesso Foggia è veramente più sola. Più indifesa. Come succede quando in una famiglia muore il patriarca, e se ne va il custode della memoria e delle radici, che tramandano l'identità da una generazione all'altra. Con la scomparsa di Gaetano Matrella se ne va un pezzo importante non soltanto della memoria, ma del cuore della città, perché il professore Foggia l'amava profondamente, perdutamente, pur essendo spesso molto critico con i suoi concittadini. Gaetano amava ripetere che per per contare i foggiani intelligenti ed appassionati di sua conoscenza, bastavano le dita delle mani: ho avuto la fortuna di essere tra quelli. Matrella è stato però un pessimista razionale, che non si è mai arreso all'evidente spettacolo del declino, forse irreversibile, della nostra Foggia. Ha dedicato la maggior parte della sua copiosa produzione pubblicistica a raccontare la città, il suo splendido passato il cui ricordo tinge ancora più di grigio il presente. Ha dedicato due volumi alle biografie dei foggiani illustri, nella incrollabile convinzione che una città che ha dato i natali a Umberto Giordano - di cui è stato uno dei più grandi studiosi - è una grande città. Era convinto che per risalire la china, si debba in qualche modo ricominciare dal passato, che va raccontato soprattutto ai giovani affinché trovino l'orgoglio della loro identità. L'ultima volta che l'ho incontrato, l'estate di due anni fa, ci intrattenemmo a lungo proprio su Giordano, e sulla scarsa fortuna che questo illustrissimo figlio di Foggia ha incontrato nella sua città natale. Ribadì che una città che non sa valorizzare ciò che è stata, è una città che ha scarse speranze di futuro. Ma indicò proprio nel recupero dell'orgoglio foggiano la strada per percorrere per risollevarsi: "Ce l'abbiamo fatta tante volte, dal terremoto del 1731 ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Dobbiamo farcela anche stavolta." Continua sull'edizione cartacea.

(05 Giu 2012) - Articolo letto 1772 volte

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