Quotidiano di Foggia

Quella ‘taberna’ vicino Accadia, come un autogrill

Nel territorio di Accadia sono presenti due torrenti, il Frugno e il Rotato. Quest’ultimo scorre nell’omonima contrada. A due chilometri dall’abitato, sulla riva sinistra di questo corso d’acqua, lungo il tracciato dell’antica via Erculea, una strada di raccordo fra l’Appia e la Traiana, si levano i resti di una costruzione che in età imperiale dovette essere imponente. Gli avanzi dei muri perimetrali, infatti, arrivano a tre metri d’altezza. Cos’era, una ‘domus’ patrizia, un tempio, un impianto termale? Sulla base dello studio delle tracce lasciate sul terreno dai muri perimetrali e da quelli divisori gli archeologi sono giunti alla conclusione che si trattava di una ‘taberna’. Attenzione a non interpretare il termine nella moderna e negativa accezione. Ai tempi dell’antica Roma la dizione ‘taberna’ indicava tutt’altro che la volgare osteria medievale o la rustica trattoria sopravvissuta sino al Novecento. La taberna romana era un luogo al coperto e  posta all’interno di un centro abitato dove si svolgevano diverse attività commerciali, inclusa la vendita di cibi cotti, vino e pane. Ma quella di Accadia forse era una taberna ‘impropria’. Il fatto di non essere inserita all’intermo dell’abitato doveva farne qualcosa di più di un attrezzato emporio. Per strada può succedere di tutto, che un cavallo si azzoppi, che una ruota si rompa, che l’oscurità, la nebbia o altre violente manifestazioni atmosferiche e persino un malore colgano di sorpresa il viaggiatore. Cosa di meglio allora di un luogo che abbia della locanda, della stazione di posta e dell’emporio? Un luogo dove sia anche possibile dormire, mangiare, riparare un mezzo di trasporto, sostituire un animale, comprare un oggetto, un ninnolo, un ricordino... Trasportata al giorno d’oggi, la taberna di Accadia si avvicinerebbe ad un autogrill. Una taberna ben avviata, diremmo oggi, se come ci pare possibile agiva in regime di monopolio, unica struttura di quel genere lungo una ‘bretella’ trafficatissima. Quando venne edificata? Visto che la via su cui si affacciava deve il suo nome a chi la fece costruire, ovvero Massimiano Erculeo, cesare e augusto durante la Tetrarchia (fine IV sec. / inizio III sec.), allo stesso periodo può assegnarsi la costruzione della taberna. Fonti dubbie affermano che l’edificio  venne “rifatto” durante il regno di Massenzio. Era andato in rovina? Più probabile che l’abbiano ristrutturato, ampliandolo e apportando migliorie. Il che segnalerebbe l’accresciuta importanza della via Erculea. Dicevamo prima di mura alte tre metri. A parte questo non è rimasto altro. Carenti le segnalazioni, inesistenti i pannelli esplicativi, il sito è indifeso. – Nell’immagine una felice ricostruzione ad opera di pittore ignoto di una taberna ‘urbana’.

Italo Interesse

 

(14 Giu 2017) - Articolo letto 114 volte

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