Quotidiano di Foggia

Quella raccolta che divide il pubblico nel castello di Peschici

Ristrutturato di recente, il castello di Peschici, caso unico in Puglia, ospita una raccolta di strumenti di tortura che divide il pubblico, come testimonia il vivace dibattito in Rete. C’è chi se ne indigna e chi se ne compiace. Di qui, pareri discordanti circa l’opportunità di una visita. Nelle segrete del maniero, che una volta erano adibite a prigione, santabarbara e depositi, sono in mostra circa sessanta ‘pezzi’ (non sappiamo se tutti originali). Una tenebrosa raccolta accompagnata da minuziose didascalie. Non potendo descriverle tutte, limitiamoci alle cose più sconvolgenti. La ‘Culla di Giuda’ prevedeva che il condannato venisse  tenuto sospeso al di sopra di un cavalletto dalla punta acuminata eretta a pochi millimetri di distanza dall’ano. Il condannato era così costretto a un permanente e tormentoso stato di veglia accompagnato da un continua tensione muscolare. Appena si rilassava... La ‘Sedia delle Streghe’ era una sedia chiodata su cui gli inquisitori facevano ‘accomodare’ la strega durante l’interrogatorio ; la seduta, che era in metallo, poteva essere arroventata... La ‘Vergine di Norimberga’, detta anche Vergine di ferro, somigliava a un armadio metallico a misura d’uomo e di forma vagamente femminile che all’interno presentava aculei destinati a penetrare nella carne senza ledere gli organi vitali. Una volta chiuso in questo sarcofago il condannato era destinato a morire lentamente fra atroci sofferenze. La ‘Gabbia dei condannati’ o Gabbia sospesa consisteva  in una gabbia di forma cilindrica in ferro o in legno che veniva appesa all’esterno di una torre o di un palazzo. Il condannato vi veniva rinchiuso nudo e lasciato esposto al sole e alle intemperie fino alla morte per fame e sete. Se invece la sua ‘esposizione’ era limitata ad alcuni giorni, chi voleva era libero di ingiuriarlo o colpirlo con sassi. In questo senso la Gabbia funzionava come una messa alla gogna. E visto che parliamo di gogna, eccoci ad una variante della tradizionale tavola di legno provvista dei fori necessari ad infilarvi capo e mani : La ‘Maschera dell’infamia’. Con questo supplizio il capo veniva chiuso dentro un elmo in metallo dalla fogge fantasiose e persino artistiche. Non bastasse lo scherno, si aggiungeva il dolore del metallo che cingeva il capo in una morsa, mentre una pallina di metallo opportunamente posizionata entrava in bocca impedendo di urlare. E se la pallina era pure munita di aculei e lame... Così conciate, le vittime venivano esposte in piazza e abbandonate agli scherni della plebaglia, la quale fra sputi, scapaccioni, insolenze e imbrattamenti a base di sterco ed orina contribuiva ad acuire il tormento.

Italo Interesse

 

(16 Giu 2017) - Articolo letto 78 volte

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